Fotovoltaico con accumulo: quando serve e come scegliere bene

Pubblicato da Amministratore il

Un impianto fotovoltaico produce elettricità, mentre una batteria permette di conservarne una parte per utilizzarla in un momento successivo. Integrare queste due tecnologie può ridurre i prelievi dalla rete, ma non basta acquistare un accumulo per ottenere automaticamente un investimento conveniente. Occorre partire dall’energia disponibile e dalle abitudini di chi la utilizza. I sistemi di accumulo sono ormai il complemento naturale dell’impianto fotovoltaico, nelle abitazioni come nelle imprese. Le ragioni sono soprattutto due, la prima è regolatoria: con la delibera ARERA 78/2025/R/efr si è chiuso il regime di scambio sul posto, e gli impianti entrati in esercizio dopo il 29 maggio 2025 non possono più accedervi. L’energia immessa in rete viene ora valorizzata con il Ritiro Dedicato, senza compensazione con quella prelevata nelle ore serali. La seconda è di sistema: la produzione solare si concentra nelle ore centrali della giornata, e per integrarla servono capacità di spostare l’energia nel tempo e flessibilità della rete. Nel 2025, secondo i dati ARERA riportati da ANIE, sono stati limitati circa 0,8 TWh di generazione rinnovabile. Prima della batteria, i consumi: La domanda iniziale non dovrebbe essere «Quanto deve essere grande la batteria?», ma «Quanta energia rimane dopo aver alimentato la casa e quanta ne serve quando il sole non c’è?». Nel funzionamento abituale, il fotovoltaico alimenta prima le utenze attive. L’energia in eccesso può essere destinata alla batteria e, quando questa non può più riceverla, alla rete. Quando la produzione diminuisce, l’accumulo può contribuire ad alimentare l’abitazione, entro i propri limiti di energia e potenza. L’accumulo non aumenta la produzione dei pannelli: consente di utilizzare più tardi una parte dell’elettricità già prodotta: Il suo dimensionamento deve quindi considerare sia il surplus fotovoltaico sia i consumi serali e notturni. Questo criterio è illustrato anche nella documentazione tecnica sul dimensionamento dei sistemi di accumulo presentata al convegno FOIR del 5 giugno 2024. Una batteria più grande non è sempre migliore : Un accumulo capiente è utile soltanto se esiste sufficiente energia per caricarlo e un fabbisogno che ne giustifichi l’utilizzo. Se il surplus è limitato, una parte della capacità rischia di rimanere inutilizzata. Questo aspetto è particolarmente importante in inverno. I pannelli continuano a funzionare, ma le giornate più brevi e le condizioni meteorologiche possono ridurre la produzione, come ricordano i consigli ENEA sull’uso invernale del fotovoltaico riportati dal Sole 24 Ore. La batteria può spostare nel tempo l’energia disponibile, non creare quella che manca. Prima di aumentare l’accumulo, è quindi opportuno valutare anche la gestione dei consumi e l’eventuale possibilità di ampliare la produzione. Capacità e potenza sono diverse: I kWh indicano quanta energia può essere immagazzinata; i kW indicano la potenza con cui il sistema può caricare o alimentare gli apparecchi. Non sono due modi diversi di esprimere la stessa caratteristica. Una batteria può contenere energia sufficiente per diversi consumi, ma avere una potenza di erogazione non adatta a sostenerli contemporaneamente. Nel confronto tra offerte vanno pertanto considerate entrambe le grandezze, insieme ai limiti dell’inverter. Le schede tecniche dei sistemi di accumulo aiutano a distinguere questi parametri e le compatibilità previste. Si può intervenire sull’esistente?: Un inverter ibrido compatibile permette di gestire produzione fotovoltaica e batteria nello stesso sistema. Esistono anche configurazioni con un convertitore dedicato all’accumulo, da valutare in funzione dell’impianto già presente. L’aggiunta di una batteria richiede una verifica tecnica. Se l’impianto beneficia di incentivi, occorre controllare anche le condizioni del regime applicabile, i sistemi di misura e gli adempimenti previsti. La compatibilità non deve essere data per scontata: la documentazione ANIE sugli accumuli negli impianti incentivati richiama proprio la necessità di verifiche specifiche. Le procedure operative devono essere controllate nella versione vigente prima dei lavori. Il backup non è automatico. Avere una batteria non garantisce, da solo, elettricità durante un blackout: Servono apparecchiature compatibili e dispositivi che permettano il funzionamento di emergenza separando in sicurezza l’impianto dalla rete. Prima dell’acquisto è importante chiarire quali utenze potranno essere alimentate e con quale potenza. La documentazione dei sistemi predisposti al backup distingue infatti batteria, inverter e componenti di commutazione necessari. Come orientare la scelta: Un preventivo chiaro dovrebbe specificare capacità utilizzabile, potenza di carica e scarica, compatibilità con l’impianto, eventuale backup, monitoraggio, condizioni di garanzia e costo complessivo delle lavorazioni. È altrettanto importante considerare i nuovi consumi previsti, come una pompa di calore o la ricarica di un’auto elettrica. Gli orari di utilizzo possono cambiare il progetto: ENEA raccomanda di sincronizzare, quando possibile, i consumi con la produzione solare anche in presenza di accumulo. La scelta più utile non è necessariamente la batteria più grande. È quella che mette in equilibrio energia disponibile, consumi da coprire e investimento, sulla base di dati reali anziché di una soluzione standard