Con la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina, il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato tantissimo, spingendo famiglie e imprese anche a considerare l’idea di cambiare fornitore per ottenere un qualche tipo di risparmio sulle bollette.

In queste valutazioni spesso si cerca di capire come funziona il mercato, quali sono i parametri di cui tenere conto, quali sono le offerte più idonee a seconda delle abitudini di consumo e così via. Capire esattamente come sia composta una fattura è importantissimo per scegliere le offerte più adeguate, soprattutto perché la concorrenza tra gli operatori è molto spregiudicata e

Partendo dalle basi, le fasi della filiera dell’energia elettrica sono essenzialmente quattro: la produzione, la vendita all’ingrosso, la trasmissione e la distribuzione al dettaglio.
La produzione di elettricità

In Italia soltanto il 13 per cento del fabbisogno annuale di energia elettrica è importato dall’estero tramite elettrodotti, mentre il restante 87 per cento è soddisfatto dalla produzione nazionale. Semplificando molto, l’energia elettrica si produce usando sia fonti fossili, come gas naturale, carbone e petrolio, che rinnovabili, come il sole, il vento e così via. Le fonti fossili e rinnovabili sono poi trasformate in apposite centrali, che producono l’energia elettrica. Nel 2021 in Italia il 59 per cento dell’elettricità è stato prodotto da fonti fossili e il 41 da altre fonti (produzione idroelettrica, eolica, geotermica, fotovoltaica e bioenergie). La fase produttiva prevede a sua volta l’attività di approvvigionamento delle materie prime necessarie. Il gas è ancora la materia prima più importante tra le fonti non rinnovabili e serve a produrre circa il 40 per cento dell’energia elettrica totale. Quindi i rincari della materia prima hanno impattato parecchio sui costi di produzione. Per questo gli aumenti del gas e dell’energia elettrica vanno spesso di pari passo.

La vendita all’ingrosso
Una volta prodotta, l’energia viene venduta tramite la vendita all’ingrosso. In Italia se ne occupa il Gestore dei Mercati Energetici (GME). Nel mercato italiano, conosciuto come Italian Power Exchange (IPEX), i produttori e gli acquirenti vendono e acquistano energia elettrica all’ingrosso, ossia in grandi quantità. Il prezzo a cui lo fanno è stabilito tramite un meccanismo particolare che regola gli scambi in tutta l’Unione Europea ed è legato al prezzo del gas. Un motivo è che il gas è la fonte che consente di produrre più energia elettrica in Italia e in Europa. Di fatto, però, determina anche il prezzo dell’elettricità prodotta con altre fonti, comprese quelle rinnovabili. E questa è una delle peculiarità del mercato elettrico europeo. Per capire come mai bisogna prima di tutto sapere che esiste un “ordine di merito” tra le fonti di energia: sul mercato all’ingrosso viene venduta prima quella prodotta con costi marginali minori, cioè quella per la quale un aumento della produzione influisce meno sul costo per l’azienda produttrice. Visto che fonti come sole e vento sono gratuite, l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili quando disponibile è sempre la prima a essere scelta. Seguono l’energia idroelettrica, poi l’energia nucleare, e infine quella ottenuta bruciando i combustibili fossili: in ordine di costi marginali, dal più basso al più alto, carbone, gas e olio combustibile. Il prezzo finale dell’energia venduta dai produttori ai distributori non dipende dalla fonte usata per ottenerla, ma in ogni momento è lo stesso per tutti all’interno di un paese ed è determinato dall’ultima centrale elettrica presa in considerazione, seguendo l’ordine di merito. E nel sistema energetico europeo, pur con differenze da paese a paese, è quasi sempre una centrale a gas perché è ancora la fonte più utilizzata per produrre l’elettricità. Quindi il prezzo finale dell’energia elettrica, che varia ogni mezz’ora tenendo conto dell’offerta complessiva e della fascia oraria, è quello dell’energia prodotta con il gas. Questo sistema si chiama pay-as-clear e regola il mercato dell’energia europeo, comune e liberalizzato fra il 1998 e il 2000. Era pensato per garantire maggiore trasparenza sul costo dell’energia, dato che i produttori devono proporla sul mercato con un’offerta il più possibile vicina al costo di produzione per aumentare la probabilità di venderla, e per evitare speculazioni che avrebbero alzato il prezzo per i clienti finali. Negli anni aveva funzionato piuttosto bene perché il gas non aveva mai raggiunto prezzi così alti (il picco di questa estate di oltre 300 euro al megawattora era 10 volte le quotazioni di un anno fa). E il fatto che i produttori di elettricità da fonti rinnovabili vendessero comunque a un prezzo legato alla fonte più cara era un notevole incentivo di guadagno, che ha consentito a queste aziende di continuare a investire per ampliare gli impianti. Ma con un gas diventato così caro il sistema ha creato parecchie distorsioni ed è per questo che da mesi si parla di riformare il meccanismo a livello europeo, slegando il prezzo dell’energia da quello del gas.

La trasmissione e la distribuzione ai clienti finali
Dopo la vendita all’ingrosso, l’energia elettrica viene trasportata dalle società produttrici ai distributori locali sulla rete nazionale ad alta tensione. Questa terza fase della filiera elettrica riguarda la “trasmissione”. Il gestore della rete di trasmissione nazionale è Terna, che opera in monopolio e che ha il compito di consegnare l’energia elettrica nella rete di distribuzione regionale e locale. I distributori si occupano in primo luogo di trasformare l’energia a una tensione usabile nelle applicazioni comuni e poi della distribuzione ai clienti finali, che possono essere aziende o famiglie.

Cosa compone la bolletta e come orientarsi tra le offerte
Tutte queste fasi della filiera hanno un costo che si riversa infine sulla bolletta dell’energia elettrica. Secondo le stime dell’ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, l’importo finale nel quarto trimestre 2022 sarà così suddiviso: la spesa per la materia energia rappresenta l’83,9 per cento ed è composta dall’approvvigionamento dell’energia e dal compenso al distributore per la commercializzazione al dettaglio (che però è solo del 2,9 per cento); le imposte sono il 10,3 per cento; infine c’è la spesa per il trasporto e la gestione del contatore, che rappresenta il 5,8 per cento, tra cui c’è l’attività di Terna che pesa per l’1,17 per cento sulla bolletta elettrica. A queste vanno sommate le rate mensili del canone RAI, pari a 9 euro al mese per 10 mensilità (che però prossimamente potrebbero essere rimosse dalle bollette). Grazie agli interventi del governo di Mario Draghi, fino al 31 dicembre non si pagheranno gli oneri di sistema, ossia quei costi fissi presenti in bolletta che rappresentavano per esempio le spese relative al sostegno delle fonti rinnovabili, alla dismissione degli impianti nucleari, alle agevolazioni per il sistema ferroviario e alle industrie energivore e così via, che fino al terzo trimestre del 2021 rappresentavano circa il 20 per cento dell’importo della fattura elettrica. Al momento non è chiaro se anche il governo di Giorgia Meloni continuerà a finanziare questa misura. La domanda che molti consumatori si stanno ponendo, a questo punto, è come fare per ridurre gli importi delle bollette. Una prima scelta è quella di cercare di ridurre i consumi, grazie a soluzioni pragmatiche, come spegnere i dispositivi che solitamente vengono lasciati in stand-by, ma anche a soluzioni più creative come cuocere la pasta a fuoco spento.

Cambiare fornitore
Un’altra possibile soluzione per cercare di ridurre i costi è quella di scegliere un nuovo fornitore con un’offerta più conveniente, ma per poter paragonare le varie proposte bisogna sapere quali sono le voci su cui effettivamente i fornitori possono proporre offerte diverse. Innanzitutto bisogna distinguere tra offerte sul “mercato tutelato” e quelle sul “mercato libero”. Le offerte sul mercato tutelato prevedono l’erogazione di gas e luce alle tariffe stabilite dall’ARERA, che in tempi normali hanno un andamento più costante e riservano poche sorprese in bolletta. Secondo l’ARERA a settembre circa un terzo delle famiglie italiane era ancora sotto il regime di tutela. Tuttavia, la fine del mercato tutelato dell’elettricità è prevista per gennaio 2023 per le piccole imprese e per gennaio 2024 per le famiglie. Ci si dovrà quindi rivolgere al cosiddetto mercato libero, che esiste dal 2007 e dove gli operatori offrono le tariffe che vogliono. Ovviamente per il passaggio al mercato libero non si dovrà per forza aspettare il 2024 (per le aziende più grandi il passaggio definitivo è avvenuto già a fine del 2021), ma può essere scelto anche prima. Il passaggio è gratuito e non prevede interventi tecnici sui contatori. Le offerte del mercato libero sono in teoria più convenienti di quelle del mercato tutelato e prevedono sconti, promozioni, punti fedeltà e altre opzioni legate al marketing. Inoltre, mentre i prezzi del mercato tutelato cambiano ogni tre mesi in base a domanda e offerta del mercato all’ingrosso, nel mercato libero si può firmare un contratto a prezzo bloccato o indicizzato, ossia variabile a seconda delle quotazioni di mercato (un po’ come avviene nel caso dei tassi di interesse sui mutui).

Insomma, con il passaggio al mercato libero ci sono più opportunità di risparmiare, ma bisogna tenere conto che le tariffe non sono stabilite da un’autorità, che garantisce per sua natura meno speculazioni e rincari eccessivi, ma dai singoli operatori, su cui vigila l’Antitrust, l’autorità per la concorrenza. Per esempio, Assoutenti, un’associazione per la tutela dei consumatori, ha calcolato che in questo momento di forti rincari c’è un grande divario tra le tariffe del mercato tutelato e di quello libero: per un contratto a prezzo fisso il gas costa sul mercato libero in media il 166 per cento in più con una maggiore spesa annua di oltre 3 mila euro a famiglia; e l’elettricità costa il 124 per cento in più, con un aggravio da oltre 1.300 euro annui a nucleo. La differenza si riduce per i contratti a prezzo variabile: per tale tipologia di fatture il mercato libero costa in media il 23,8 per cento in più del tutelato per il gas e del 18,1 per cento per l’elettricità.

C’è da dire che però, in tempi normali, le tariffe stabilite trimestralmente da ARERA per il mercato tutelato sono ancora un punto di riferimento importantissimo per il mercato libero.

Il problema, però, è appunto capire bene a quale offerta si aderisce e soprattutto non cedere a proposte all’apparenza assai convenienti, ma che poi si rivelano più o meno delle truffe e portano a contratti non richiesti.

Tra le varie voci di prezzo bisogna considerare quella del costo della materia prima, la componente a cui sono dovuti i rincari di questo periodo. La voce a cui fare maggiore attenzione è la tariffa, ovvero il costo vero e proprio dell’energia stessa (espresso in euro per kWh) che, moltiplicata per i consumi rilevati, dà la spesa totale per i consumi energetici. Altra voce da controllare sono i costi di commercializzazione, cioè quelli sostenuti dal fornitore per svolgere le attività di gestione commerciale dei clienti. Entrambe queste voci variano sul mercato libero a seconda dei fornitori.

Nello scegliere una tariffa piuttosto che un’altra bisogna anche tenere conto delle proprie abitudini di consumo, come ad esempio quando si utilizzano gli elettrodomestici che consumano di più, come la lavatrice o il phon: molti fornitori infatti propongono prezzi diversi a seconda delle fasce orarie.

Un altro aspetto importante da valutare nel momento in cui si decide di cambiare la fornitura è quello della differenza fra tariffe a costo fisso e tariffe a costo indicizzato. Nel primo caso il prezzo che paghiamo per l’energia elettrica è bloccato e rimarrà sempre lo stesso per tutta la durata del contratto. In questo caso si è tutelati in caso di forti rincari, perché la tariffa non aumenterà, ma non si potrebbe sfruttare un’eventuale riduzione delle quotazioni. Nel secondo caso, invece, il prezzo segue l’andamento del mercato, quindi potrebbe aumentare o diminuire nel corso del tempo. Si è più esposti alla volatilità delle quotazioni, ma quello che si paga è fedele alle condizioni di mercato


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